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Golnaz Hashemzadeh Bonde

    Golnaz Hashemzadeh Bonde schreibt über die Komplexität von Identität, Vertreibung und die Suche nach Zugehörigkeit. Ihre Werke tauchen tief in die tiefgreifenden emotionalen Auswirkungen von Migration und kulturellen Kollisionen ein, wobei sie sich oft auf weibliche Charaktere konzentriert, die sich in Welten zwischen verschiedenen Sphären bewegen. Bonde setzt scharfe psychologische Einsichten ein, um reich gezeichnete Figuren zu erschaffen, deren innere Kämpfe breitere gesellschaftliche und politische Themen widerspiegeln. Ihre Prosa zeichnet sich durch ihre lyrische Qualität und tiefe Empathie aus, die die Leser auf die introspektiven Reisen ihrer Charaktere mitnimmt.

    Golnaz Hashemzadeh Bonde
    Un popolo di roccia e vento
    Was bleibt von uns
    • Nahid ist 60 und hat nicht mehr lange zu leben. Nun will sie endlich ihrer Tochter ihre Geschichte erzählen: Wie sie 1980 in Teheran Medizin studierte, zum Stolz der Familie, wie sie sich in Masood verliebte, im Überschwang einer Demo ihre Schwester mitnahm und dann im Stich ließ. Als Nahid und Masood ein Kind erwarten, fliehen sie nach Schweden, ihre Tochter Aram soll in einem freien Land aufwachsen. Nun wird Aram selbst Mutter. Nahid will ihr zur Seite stehen, aber es fällt ihr schwer, den richtigen Ton zu finden. – Ein aufwühlendes, brillant erzähltes Drama, übersetzt in 25 Sprachen.

      Was bleibt von uns
      4,1
    • Un popolo di roccia e vento

      • 201 Seiten
      • 8 Lesestunden

      Teheran, 1978. Nahid conosce Masood la sera in cui viene ammessa all’università di Medicina. Entrambi diciottenni, hanno nelle vene il fuoco della passione e della giovinezza, di chi si sente invincibile perché è certo di essere nel giusto. La rivoluzione li infiamma. Di giorno studiano, di notte sgattaiolano per strada a distribuire volantini, discutono di libertà e democrazia e si battono per rovesciare il regime dello scià. Sanno di rischiare la vita, ma si sentono immortali: gli iraniani sono una stirpe di roccia costretta a vivere nel sottosuolo, ed è tempo di uscire allo scoperto. Quando però la violenza esplode minacciando di distruggere tutto, sono costretti a fuggire abbandonando famiglie e compagni di lotta. Trent’anni dopo, a Nahid restano solo pochi mesi da vivere. O così dicono i medici, perché lei non è tipo da arrendersi facilmente. Mentre ripercorre le tappe che l’hanno portata dall’Iran in Svezia, analizza anche i sacrifici, le speranze e le disillusioni, il rapporto con la figlia Aram e con il suo tempo. Nahid, Masood e i tanti che come loro sono dovuti fuggire, una generazione di sabbia trasportata dal vento. Aram e i giovani che come lei sono cresciuti in un nuovo paese, figli del vento ma con solide radici. Un romanzo che vibra di rabbia, dolore, passione e vita, con una scrittura potente e chirurgica, di una schiettezza quasi brutale. Una storia che parla di radici e di eredità, e che ci riguarda tutti.

      Un popolo di roccia e vento