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Se Steve Jobs fosse nato a Napoli

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  • 177 Seiten
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Due ragazzi chiusi in un garage inventano il computer del futuro: leggero, veloce, dal design innovativo, che non si blocca e non prende virus. Se fossimo in America, la storia avrebbe un lieto fine, fatto di soldi, gloria e successo. È andata così a Steve Jobs e alla sua Apple. Ma siamo a Napoli, dove il genio non basta a cambiare un destino. Lo sanno bene Stefano Lavori e Stefano Vozzini, due ragazzi dei Quartieri Spagnoli, che per avviare l’attività e vendere il loro rivoluzionario computer si scontrano con il peggio del Belpaese: in Italia i prestiti si fanno solo a chi ha già i soldi, i bandi li vincono gli amici di amici, la burocrazia chiude un occhio su chi è ben ammanigliato ma li tiene spalancati sui poveracci. E ammettendo che i due guaglioni siano abbastanza affamati e folli da non arrendersi, quando ci si mette di mezzo la camorra, il loro sogno va letteralmente in fumo. Questo racconto, tanto amaro quanto esilarante, è nato come un post sul blog dell’autore e ha fatto in poche ore il giro del mondo prima di diventare un libro che spiega la condizione di un Paese che sguazza nei suoi mali e incoraggia le buone idee ad andarsene. E ci svela perché da noi la Apple non sarebbe mai nata.

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Se Steve Jobs fosse nato a Napoli, Antonio Menna, Pino Aprile

Sprache
Erscheinungsdatum
2013
Einband
(Paperback)
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Titel
Se Steve Jobs fosse nato a Napoli
Sprache
Italienisch
Erscheinungsdatum
2013
Einband
Paperback
Seitenzahl
177
ISBN10
8860618576
ISBN13
9788860618573
Reihe
Kategorien
Schlagwörter
Handel, Südeuropa, Italien
Beschreibung
Due ragazzi chiusi in un garage inventano il computer del futuro: leggero, veloce, dal design innovativo, che non si blocca e non prende virus. Se fossimo in America, la storia avrebbe un lieto fine, fatto di soldi, gloria e successo. È andata così a Steve Jobs e alla sua Apple. Ma siamo a Napoli, dove il genio non basta a cambiare un destino. Lo sanno bene Stefano Lavori e Stefano Vozzini, due ragazzi dei Quartieri Spagnoli, che per avviare l’attività e vendere il loro rivoluzionario computer si scontrano con il peggio del Belpaese: in Italia i prestiti si fanno solo a chi ha già i soldi, i bandi li vincono gli amici di amici, la burocrazia chiude un occhio su chi è ben ammanigliato ma li tiene spalancati sui poveracci. E ammettendo che i due guaglioni siano abbastanza affamati e folli da non arrendersi, quando ci si mette di mezzo la camorra, il loro sogno va letteralmente in fumo. Questo racconto, tanto amaro quanto esilarante, è nato come un post sul blog dell’autore e ha fatto in poche ore il giro del mondo prima di diventare un libro che spiega la condizione di un Paese che sguazza nei suoi mali e incoraggia le buone idee ad andarsene. E ci svela perché da noi la Apple non sarebbe mai nata.