La drammatica confessione dell'uomo e dello scrittore uniti di fronte alla figura del padre, troppo a lungo temuta e fuggita e nel tentativo disperato e doloroso di risalire alle origini di un rapporto difficile e conflittuale con l'autorità paterna.
Il pittore Klingsor ha solo quarantadue anni, ma sente che non riuscirà a tenere a lungo accesa la fiamma intensa e scintillante della sua esistenza troppo piena, troppo appassionata, troppo profondamente vissuta per durare ancora. Questa sarà la sua ultima estate. Il piacere e il tormento della sua pittura, la gioia e l'ossessione della creazione, l'amicizia sincera, un amore nuovo, delicato, diverso, l'incanto di una natura in cui non si teme l'abbandono e il suo stesso animo irrequieto accompagnano i suoi ultimi giorni, vissuti con la veemenza, lo slancio e l'impazienza di chi non si accontenta del fluire indolore del tempo, ma tenta di strappare ogni minuto alla vita, con sempre rinnovata voluttà, il senso delle proprie ore.
A 53 anni, Giacomo Casanova desidera tornare a Venezia, abbandonata dopo la fuga dal carcere dei Piombi. Durante il viaggio, è ospitato da Olivo e Amalia, una coppia che aveva conosciuto anni prima e di cui era stato l'artefice del matrimonio, nonché amante di Amalia. Nella loro tenuta, Casanova incontra anche la giovane Marcolina, appassionata di matematica e filosofia. Inizia a corteggiarla, ma Marcolina è coinvolta in una relazione segreta con il sottotenente Lorenzi e rifiuta le avances del seduttore. La sua resistenza diventa per Casanova una sfida al suo fascino, nonostante l'età avanzata. Riesce a passare una notte con Marcolina solo grazie a un inganno, un'esperienza che lo porta a riflettere sul passare del tempo e sulla perdita del suo potere seduttivo. Al mattino, mentre sta per lasciare la tenuta, Lorenzi lo sfida a un duello. Casanova, in un tragico confronto, uccide il giovane. Dopo questo evento, fugge dalla tenuta per tornare a Venezia, dove lo attende il Consiglio dei Dieci, che lo impiegherà come spia negli ultimi anni della sua vita.
Pagine di profonda commozione, una lunga, intensa e drammatica confessione in cui l'uomo e lo scrittore si trovano indissolubilmente uniti di fronte alla figura del padre, troppo a lungo temuta e fuggita. E' il tentativo disperato e doloroso di risalire alle origini di un rapporto difficile e profondamente conflittuale con l'autorità paterna, cieca di fronte ai bisogni di un animo particolarmente sensibile, che ha scelto di vivere appartato e in silenzio seguendo esclusivamente la propria natura e una inclinazione eminentemente letteraria. Quasi a volersi riappropriare di tutte le ragioni sentite e abbandonate nell'angolo più intimo e segreto di se stesso, quasi a volere recuperare per un ultimo, definitivo chiarimento le parole non dette e tutti i più remoti motivi della propria angoscia, Kafka ritorna in queste splendide pagine al suo fanciullesco sentire, a una giovinezza tormentata, a un padre lontano, inaccessibile, ostile, che non l'ha mai compreso.
La possibilità di comunicare con gli spiriti dei defunti, le loro apparizioni, vere o presunte, hanno sempre colpito e affascinato l’immaginazione degli uomini: qualora le loro manifestazioni fossero vere e credibili, solleverebbero un lembo del velo del mistero che circonda sia il nostro destino terreno che la nostra condizione dopo la morte. In questo breve e suggestivo saggio Arthur Schopenhauer sviscera a fondo l’argomento ed espone le sue teorie in proposito con la profondità e insieme la chiarezza espositiva e l’eleganza dello stile per le quali è famoso. La fusione di razionalità moderna e di profondo rispetto per il mistero rendono questo saggio un gioiello prezioso e unico nella storia del pensiero occidentale. «Magnetismo animale, cure per simpatia, magia, seconda vista, sognare il vero, visioni di spiriti e visioni d’ogni genere sono fenomeni affini, rami di uno stesso albero, e indicano in modo sicuro e imprescindibile un nesso fra gli esseri fondato su un ordine delle cose totalmente differente da quello costituito dalla natura, la quale si basa sulle leggi dello spazio, del tempo e della causalità.»
Zu den amüsantesten, wenn auch unbekanntesten Büchern Hesses gehört sein Kurgast. Diese Aufzeichnungen von einer Kur in Baden sind »hinter einer halb scherzhaften Fassade mein persönlichstes und ernsthaftestes Buch«, schrieb Hesse im Oktober 1923, unmittelbar nach Beendigung der Niederschrift. Eine Badereise mit ihren tragikomischen Alltäglichkeiten wird dem Dichter zum Anlaß, das Zusammenleben der Menschen in einer Folge von gutgelaunten, idyllischen, philosophisch beschaulichen Szenen zu durchleuchten.