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Şemsa Gezgin

    Istanbul
    Schnee
    Istanbul
    • Ein fesselnder Liebesroman mit Istanbul in der Rolle der Geliebten.Orhan Pamuk ergründet in »Istanbul« die Geheimnisse seiner eigenen Familie und die seiner Kindheit. Er führt uns an berühmte Monumente und die verlorenen Paradiese der sagenumwobenen Stadt, zeigt uns die verfallenden osmanischen Villen, die Wasserstraßen des Bosporus und des Goldenen Horns, die dunklen Gassen der Altstadt. Pamuk verbindet auf eindringliche Weise Schilderungen von Menschen und Orten und setzt allen ein unvergessliches Denkmal.

      Istanbul2008
      3,8
    • Ka soll für eine Istanbuler Zeitung eine merkwürdige Serie von Selbstmorden untersuchen: Junge Mädchen haben sich umgebracht, weil man sie zwang, das Kopftuch abzulegen. Eingebettet in eine raffinierte und spannende Kriminalgeschichte steht der Konflikt zwischen Verwestlichung und Islamismus -

      Schnee2007
      3,7
    • Istanbul

      • 388 Seiten
      • 14 Lesestunden

      Racconta Orhan Pamuk di aver vissuto fin dalla più tenera età nella convinzione che in un altro luogo di Istanbul abitasse un bambino identico a lui, un altro Orhan. Così, come in un gioco di specchi, Istanbul guarda verso l'Europa alla ricerca della città invisibile libera dalla miseria, tristezza e decadenza, forse una città che conservando un'identità orientale racchiuda qualità e successi dell'invidiato Occidente. Tutto, nella città fantastica di Pamuk, si raddoppia: perfino lo sguardo che gli abitanti del Corno d'Oro gettano sulla propria vita cerca conferme e smentite nello sguardo giudicante degli occidentali, dai turisti ai grandi viaggiatori ottocenteschi, come Nerval, Gautier e Flaubert, affascinati e abbagliati dai miraggi dell'esotismo. La tristezza che domina Istanbul, lo hüzün, che Pamuk descrive con geniale passione classificatoria, è una «condizione della mente che la città ha assimilato con orgoglio» e ha infinite forme e sfumature. Nasce dal declino dell'impero ottomano, dai sogni delusi di grandezza della Turchia moderna, dalle antiche rovine che le case hanno inglobato senza cancellare, dal legno delle vecchie costruzioni che si annerisce per l'umidità e il freddo. E si nutre di innumerevoli dettagli: le sirene dei battelli che urlano nella nebbia, i gabbiani immobili sotto la pioggia, i cantanti di terza classe che imitano le popstar americane e turche, e persino «le folle di uomini della mia infanzia, che tornavano a casa fumandosi una sigaretta dopo aver assistito a una delle partite di calcio della nazionale, sempre pesantemente sconfitta». Tristezza che è bellezza, come scriveva Ahmet Rasim, uno dei numi tutelari della città di Pamuk. Gli scrittori non si stancano di cantare questa magia malinconica, forse per il senso di colpa di aver preferito la comodità moderna di un'Istanbul ormai occidentalizzata. La città che Pamuk continua ad amare resta quella della sua infanzia, «una fotografia in bianco e nero». Perciò i vecchi film e i disegni a chiaroscuro sono gli strumenti insieme più fedeli ed evocativi per rappresentarla (e il giovane Orhan, prima di decidere di fare lo scrittore, accarezzò a lungo l'idea di dipingere). Come la Recherche di Proust si può, volendo, riassumere in una frase («Marcel diventa scrittore»), così in Pamuk il destino di una città diventa il carattere del suo narratore. In questo senso, Istanbul è la storia di una vocazione.

      Istanbul2006