Francesco Guccini gilt als einer der bedeutendsten italienischen Cantautori, dessen Texte für ihren poetischen und literarischen Wert geschätzt und sogar als Beispiele moderner Lyrik im schulischen Kontext herangezogen werden. Guccini ist zudem ein Schriftsteller, der autobiografische und Noir-Romane veröffentlicht hat, sowie ein Comiczeichner. Sein unverwechselbarer Stil und seine intellektuelle Tiefe haben ihn zu einer ikonischen Figur gemacht, die Kritiker und Fans gleichermaßen anspricht.
Als der alte Wilderer Adùmas im Wald ein Wildschwein mit einem Fuß im Maul vorbeilaufen sieht, glauben die Bewohner des Bergdorfs im Apennin an eine Alkolhol-Fantasie. Doch dann werden zwei Mitarbeiter einer Baufirma ermordet aufgefunden. Forstinspektor Marco Gherardini beschließt kurzerhand, Ordnung in seinen Wald zu bringen, und sieht sich bald großer Gefahr ausgesetzt.
Der Geologe Pierluigi Antonelli hat sich in dem kleinen Bergdorf Casedisopra einquartiert, um, wie er den neugierigen Einheimischen erklärt, an einem offiziellen Gutachten zur Bodenbeschaffenheit der Umgebung zu arbeiten. Eines Tages ist er spurlos verschwunden. Als wenig später bei Aufräumarbeiten nach einem Erdrutsch seine Leiche gefunden wird, nimmt sich Marco Gherardini, Inspektor der Forstpolizei, des Falls an. Die Obduktion ergibt, dass Antonelli erschlagen wurde. Was hatte er in dem Bergdorf wirklich zu suchen?
Ex-Kommissar Santovito wird von zwei Frauen um Hilfe gebeten und ermittelt auf eigene Faust. Seine Suche nach einem Mörder und einem verschwundenen Mädchen führt ihn zur geheimnisvollen Teufelsgrube, wo unheimliche Dinge geschehen.
In einem abgelegenen Gebirgsdorf im Appenin geschehen tragische Unglücksfälle, die Kriminalkommissar Santovito in einen mysteriösen Fall ziehen. Alte Mythen und Aberglauben werden aufgefrischt, während er sich mit der unvollendeten Vergangenheit auseinandersetzt. Ein spannender Krimi mit Rückblenden und einer ungewöhnlichen Liebesgeschichte.
In den dichten Wäldern des Apennins lebt eine Ökokommune von Aussteigern, deren Mitglieder sich selbst »Elben« nennen. Fernab von der Zivilisation haben sie sich in verlassenen Dörfern niedergelassen, leben einfach und ohne Strom vom Tauschhandel und gewähren jedem, der um Obdach bittet, Einlass. Forstinspektor Marco Gherardini beobachtet das Treiben mit Interesse. Eines Tages hallen zwei Schüsse durch den Wald, und am Fuße eines abschüssigen Geländes wird ein Toter gefunden. Es ist ein Elbe. Gherardini beginnt zu ermitteln – in seinem dritten und bisher spannendsten Fall.
Liedermacher Francesco Guccini und Krimiautor Loriano Macchiavelli leben beide im rauhen Apennin, dessen Landschaft und Leute sie in ihrem spannenden Buch trefflich charakterisieren: Im Sommer 1939 kommt der Dorfpfarrer eines kleinen Bergdorfs unter mysteriösen Umständen ums Leben, und bald sterben noch zwei Männer keines natürlichen Todes. Der Kommissar muß weit in die Vergangenheit zurückgehen, um die Mordfälle zu lösen.
Con il suo stile ricco di echi e di sfumature, ora lirico e ora comico, Francesco Guccini racconta la vita picaresca dei ragazzi e delle ragazze nella Bologna fine anni '50 e inizio anni '70, con tutti i loro luoghi, i loro miti e i loro sogni: la prima Cinquecento, la naia, le osterie dove si fa mattino a parlare di musica e poesia davanti a un bicchiere di vino, i viaggi, i primi complessi e i primi amori... Ma la protagonista è lei, quella Bologna "Parigi in minore" che fa da sfondo all'educazione sentimentale del protagonista: grande e umana, simbolo di un tempo e una cultura in cui tutti i sogni sembravano possibili. È un canto, quello di Guccini, su una città, un'epoca e un mondo che non ci sono più. Un canto dal respiro ampio, felice, liberatorio, come quello del blues, che offre il ritratto di una generazione che ha molto lottato, molto sognato e molto sbagliato e che si ritroverà in una foto nient'affatto in posa.
Accompagnati dalla voce di Francesco Guccini, seguiamo gli amici protagonisti in una notte d'inverno, mentre la neve cade, fino alla prima delle locande dove trascorreranno una notte di buon cibo e molto vino, di risate e un po' d'amore; una di quelle notti in cui l'amicizia e la sazietà aiutano a non ascoltare i presagi della vita che corre. Questa prima cena ha luogo prima dell'ultima guerra nell'Appennino tra Bologna e Pistoia, la successiva ci racconta lo stesso mondo quarant'anni dopo, l'ultima #x96; che non è invero una cena, bensì un pranzo di mezza estate che si protrae fino a un grande falò notturno #x96; si svolge nel giorno di un'eclissi di sole. Dai poveri anni Trenta alla disillusa fine del Novecento, passando dalle speranze dei Settanta, nelle tre compagnie di amici che si avvicendano, nei loro scherzi, nelle loro sbronze, nei cibi che scelgono di mangiare ritroviamo il sapore del nostro passato e rileggiamo noi stessi con divertimento e malinconia. Francesco Guccini inanella tre storie che diventano una sola e dà vita a nuovi, memorabili, bizzarri eroi della sua epica del tempo perduto
Dalla campagna Francesco si trasferisce in città. Arriva in una stazione sconosciuta e in una casa nuova, dove impara una nuova pronuncia per non essere straniero, perché in città sono tutti signori e i padri d'inverno indossano i cappotti. Il futuro è la nuova periferia. La nebbia, la Padania con i suoi cibi e bevande, zamponi e lambruschi, e poi la scuola con il bidello, le tabelline di Suor Carmelina che porta tutti in chiesa, Coppi e Bartali, i primi balli, i 45 e i 33, il gruppo col quale suonare nelle balere, basso, chitarra e sax. Storie, personaggi e ricordi formano una saga popolare-contadina con un linguaggio assai curioso e sanguigno.
Radici è uno dei primi album di Francesco Guccini, e rappresenta il cuore della sua ispirazione artistica. Le radici lo legano a Pavana, un piccolo paese tra Emilia e Toscana, dove si trova il mulino di famiglia, un luogo ormai quasi disabitato e silenzioso. Qui, il narratore evoca i suoni di un tempo lontano, quando la montagna era viva e accogliente per chi la rispettava. Rinascono così personaggi, mestieri e speranze: gli artigiani al lavoro, i primi sguardi scambiati con le ragazze in vacanza, i giochi e i frutti della terra, creando un orizzonte piccolo ma aperto all'infinito della fantasia. Tra elegia e ballata, queste pagine cercano le parole giuste per nominare ricordi e persone del passato; la malinconia è temperata dalla capacità di sorridere delle cose umane e dalla precisione con cui vengono rievocati gesti e atmosfere di vite non illustri ma significative. Anche se Francesco Guccini non canta più, la sua voce si leva di nuovo, alta e piena di poesia, per offrirci un'opera che è testamento e testimone, in attesa di una nuova aurora.