Oscar Bestsellers Spiritualità: Nutri i tuoi demoni
Risolvere i conflitti interiori con la saggezza del Buddha
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Risolvere i conflitti interiori con la saggezza del Buddha
Nel mondo di Chandra, dove la parola è anche immagine e poesia, meditare è anzitutto stare fermi; sedersi e seguire umilmente e con pazienza il respiro, accoglierlo in silenzio, conoscere ma senza pensare. Meditare è seguire i movimenti della nostra mente smettendo di affaccendarci in azioni, pensieri, preoccupazioni per il futuro, ricordi del passato. Meditare non è fare il vuoto intorno a noi. Anzi: è non separare i mondi, non dividere quel che consideriamo spirituale da quel che riteniamo ordinario. E i gesti quotidiani di cucinare, lavare i piatti, telefonare, pulire, leggere possono diventare forme di preghiera. È insomma stare dentro noi stessi, dentro tutto ciò che siamo in quel momento, consapevolmente. Spesso si pensa che la soluzione al dolore e all'ansia sia altrove, ma è nel dolore la soluzione del dolore (e nell'ansia la soluzione dell'ansia). Sentendolo, abitandolo, assaporandolo, non è più un estraneo, ma a poco a poco un ospite scomodo, irruente, tempestoso e infine un pezzo di noi.
La bambina pugile è tornata. La riconosciamo, la ritroviamo con la sua insonnia, la sua febbrile sensibilità, le sue debolezze e la sua incredibile forza. La seguiamo in un percorso poetico che evoca una sorta di narrazione emblematica. Si parte dalla casa. La vita di una persona emana dagli spazi dove è cresciuta. Portone, finestre, pavimenti, muri, scrivania, frigo, letto e così via: la bambina è come diffusa nelle cose, negli oggetti che l'hanno accolta. Poi esce nel mondo e deve inventarsi gli strumenti per percepirlo. Il libro diventa un viatico per «saper leggere le stelle | ma non la grammatica». O forse, più che guardare il mondo con occhi diversi, il passo ulteriore è essere il mondo: essere piuma, essere nuvola, essere luce. Infine c'è chi cade, tutti prima o poi cadono, ma nessuna caduta impedisce di «farsi vivi». Al di là di questo traliccio strutturale, la raccolta è molto fluida e per niente schematica. Nodi irrisolti si alternano e si intrecciano con un'esperienza mistica quotidiana, mite, senza enfasi di spossessione. Quella particolare voce, come d'infanzia, che già abbiamo conosciuto via via nei libri precedenti dell'autrice è ormai un meccanismo ad alta precisione con il quale Chandra Candiani riesce a far affiorare nella maniera più efficace ciò che non è visibile.
Le poesie di Chandra Livia Candiani si rivolgono a un tu variabile, che può riferirsi a persone presenti o assenti, comunità in ascolto, entità indefinibili, la morte, o parti dell'io poetante. Questo tu si avvicina a un noi creaturale che unisce dèi, uomini e cose in una fratellanza universale, dove l'insistenza pronominale diventa invocazione piuttosto che individuazione. In Mappa per l'ascolto, per esempio, si offrono "istruzioni per l'uso" che invitano a un ascolto profondo. La voce che parla è sapiente ma leggera, mescolando linguaggio quotidiano e metafore evocative, colloquialità e schemi anaforici. La raccolta include poesie sull'infanzia, sul silenzio e sul desiderio, con versi toccanti sul lutto, che esplorano le fasi della perdita con precisione, anche quando i confini tra presenze e assenze si fanno vaghi. Le tre sezioni del libro sono interconnesse, con poesie che fluiscono da una sezione all'altra, riflettendo il rapporto tra distinzione e unità che la poetessa esplora anche al di fuori della sua opera.