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Renata Colorni

    La Biblioteca di Repubblica - 67: Il soccombente
    Der Untergeher
    La morte della Pizia
    • Tre giovani pianisti si incontrano a Salisburgo, dove frequentano un corso di perfezionamento tenuto da Horowitz. Due di essi sono molto dotati, all'altezza dei migliori virtuosi in circolazione; ma il terzo è Glenn Gould, il grande solista canadese da molti ritenuto il massimo genio pianistico del nostro secolo. L'incontro con Gould è per i due devastante: uno finirà col togliersi la vita, l'altro regalerà il suo Steinway gran coda a un'inetta ragazzina figlia di un mediocre maestro di musica, e non metterà mai più le mani su una tastiera. È la tragedia della genialità, sia per chi la detiene sia per chi ne fa esperienza diretta, il tema di questo romanzo del 1983, nel quale Thomas Bernhard stempera l'ossessione monologante che lo ha reso famoso in più distese e ampie campate narrative: la fulminea presa di coscienza da parte dei due pianisti dell'inarrivabilità del loro collega viene seguita passo passo in tutte le sue conseguenze, fino a immergerci in un desolato vuoto esistenziale invano esorcizzato dall'aspirazione a un'arte eccelsa. Se Gould in nome di quell'aspirazione riesce ad alienare totalmente la sua vita nello studio forsennato dello strumento, arrivando vicino forse più di ogni altro a sciogliere il mistero della composizione musicale, gli altri due debbono invece ripiegare su un'esistenza più comune, rassegnarsi ad essere qualcos'altro, oltre che pianisti. E si trovano allora a contemplare tragicamente il nulla di cui quell'esistenza è fatta, un nulla senza possibilità di riscatto, né di redenzione.

      La Biblioteca di Repubblica - 67: Il soccombente2003
    • La morte della Pizia

      • 68 Seiten
      • 3 Lesestunden

      «Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio La morte della Pizia e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma.

      La morte della Pizia1988
      4,1
    • Drei Pianisten, Eine Leidenschaft. Alle Wollen Sie Nur Das Höchste Als Wahre Kunst Gelten Lassen, Alle Stellen Sie Grösste Ansprüche An Sich Selbst. Doch Nur Einem Ist Der Durchbruch Vergönnt. Als Der Pianist Wertheim Den Hinter Geschlossenen Türen Probenden Rivalen Glenn Gould Hört, Ist Er Als Künstler Tödlich Getroffen, Weiss Er Doch, Dass Er Dessen Genialität Nie Wird Erreichen Können. - Ein Wichtiges Werk Des österreichischen Schriftstellers.

      Der Untergeher1985
      4,1