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Jonathan Bazzi

    Febbre
    Minor Bodies
    Fever
    • Fever

      • 352 Seiten
      • 13 Lesestunden

      A multi-award winning Italian debut, from a bold and original new voice in contemporary queer literature. Jonathan is 31 years old, living in Milan with his boyfriend of three years and their two Devon Rex cats when, on a day like any other, he gets a fever. But unlike most, this fever doesn't go away; it's constant, low-level, and exhausting. After spending weeks Googling his symptoms and documenting his illness, he finally sees a doctor. A series of blood tests, anxious visits to hospitals, and repeated misdiagnoses ensue, until the truth is finally revealed: Jonathan is HIV-positive. As Jonathan comes to terms with what this diagnosis will mean for him, his future, and his relationships, he also takes the reader back in time, in search of his history, to the suburbs where he grew up, and from which he feels he has escaped: Rozzano, the ghetto of Milan, and of Italy's north. In the vein of Édouard Louis and Virginie Despentes, Feveris at once a deeply personal story and a searing examination of class, poverty, prejudice, and opportunity in modern Europe.

      Fever
      3,1
    • Minor Bodies

      • 352 Seiten
      • 13 Lesestunden

      Exploring the theme of desire, the narrative portrays Minor as a figure drawn to captivating entities, likening them to celestial bodies that give meaning to existence. It emphasizes the idea that each individual creates their own center in the universe, challenging traditional notions of significance and connection. The book delves into the complexities of attraction and the subjective nature of reality, inviting readers to reflect on their own relationships and the sources of their desires.

      Minor Bodies
      3,0
    • Febbre

      • 328 Seiten
      • 12 Lesestunden

      Jonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via, una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue. Aspetta un mese, due, cerca di capire, fa analisi, ha pronta grazie alla rete un’infinità di autodiagnosi, pensa di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all’ultimo stadio. La sua paranoia continua fino al giorno in cui non arriva il test dell’HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato. A partire dal d-day che ha cambiato la sua vita con una diagnosi definitiva, l’autore ci accompagna indietro nel tempo, all’origine della sua storia, nella periferia in cui è cresciuto, Rozzano – o Rozzangeles –, il Bronx del Sud (di Milano), la terra di origine dei rapper, di Fedez e di Mahmood, il paese dei tossici, degli operai, delle famiglie venute dal Sud per lavori da poveri, dei tamarri, dei delinquenti, della gente seguita dagli assistenti sociali, dove le case sono alveari e gli affitti sono bassi, dove si parla un pidgin di milanese, siciliano e napoletano. Dai cui confini nessuno esce mai, nessuno studia, al massimo si fanno figli, si spaccia, si fa qualche furto e nel peggiore dei casi si muore. Figlio di genitori ragazzini che presto si separano, allevato da due coppie di nonni, cerca la sua personale via di salvezza e di riscatto, dalla predestinazione della periferia, dalla balbuzie, da tutte le cose sbagliate che incarna (colto, emotivo, omosessuale, ironico) e che lo rendono diverso. Un libro spiazzante, sincero e brutale, che costringerà le nostre emozioni a un coming out nei confronti della storia eccezionale di un ragazzo come tanti. Un esordio letterario atteso e potente.

      Febbre