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Franco Arminio

    Franco Arminio ist ein italienischer Dichter, Schriftsteller und Regisseur, der sich selbst als „Paesologo“ (Landschaftsforscher) bezeichnet. Als Dokumentarfilmer und Aktivist setzt er sich für Bürgerrechte ein, etwa gegen Mülldeponien in Alta Irpinia und für die Erhaltung von Krankenhäusern. Seine Werke, die oft auf Landschaftsanalysen basieren, erfassen die Emotionen und Realitäten Italiens im Landesinneren. Roberto Saviano nannte ihn „einen der wichtigsten Dichter dieses Landes, den besten, der jemals das Erdbeben und seine Folgen beschrieben hat“.

    Montagne. Avventura, passione, sfida
    Resteranno i canti
    Nevica e ho le prove
    Postkarten von den Toten
    • Eine Sammlung von 150 fiktiven Botschaften aus dem Jenseits, die lakonisch, berührend, sarkastisch, prägnant und humorvoll sind.

      Postkarten von den Toten2020
    • Resteranno i canti

      • 160 Seiten
      • 6 Lesestunden

      Per Franco Arminio l’organo della vista sono le parole, molto prima degli occhi. Le parole sanno posarsi su dettagli che fino a un minuto prima erano invisibili, illuminandoli. Nascono nel silenzio, ma ridanno voce ai paesi spopolati. Sanno di essere fragili, ma non temono il “lupo nascosto dietro lo sterno”. In una perenne oscillazione tra uno scrivere che cerca la vertigine e uno scrivere che dà gloria all’ordinario, Arminio si muove senza tregua tra i due poli della sua poesia: l’amore e la Terra, il corpo e l’Italia, la morte e lo stupore. Si tratta di festeggiare quello che c’è e di cercare quello che non c’è. Fedeli ai paesaggi, seguendo la strada di una poesia semplice, diretta, non levigata, questi versi sono una serena obiezione al disincanto e alla noia. La politica, l’economia, le cosiddette scienze umane, sono gomme lisce nella neve. Solo la poesia ha le catene. Si sta vicini per fare miracolinon per ripetere il mondoche già c’èche già siamo

      Resteranno i canti2014
    • Nevica e ho le prove

      Cronache dal paese della cicuta

      • 117 Seiten
      • 5 Lesestunden

      Se questo libro fosse una favola armena si concluderebbe così: nel cesto ci sono tre mele, la prima è per chi ha raccontato, la seconda per chi è stato a sentire, la terza per chi ha capito. «Come se ci si dovesse muovere in un eterno controtempo, sempre un po’ ai margini, sempre un po’ contrariati da quello che fanno gli altri. Eppure, alla fine, c’è poco spazio per inventarsi altro. Alla fine nel modo di passare le giornate, nel modo di fare politica o di intrattenere relazioni sentimentali si comportano tutti più o meno allo stesso modo. Ognuno ha l’illusione di avere la vita tra le mani e di condurla chissà dove, poi ci si accorge che forse siamo abitati da un sosia che vive e lavora al posto nostro. Noi non ci siamo.» Un’umanità postuma e infantile, un paese di cattivo umore. Franco Arminio intreccia una pluralità di voci – stridule, sommesse, accalorate, inquiete – e racconta un mondo di affollata solitudine.

      Nevica e ho le prove2009
      3,0