Enkelin der Maya. Autobiographie
- 350 Seiten
- 13 Lesestunden
Rigoberta Menchú Tum ist eine prominente indigene Aktivistin aus Guatemala, die sich für die Rechte ihres Volkes und die Hervorhebung seiner Kämpfe einsetzt, insbesondere während und nach dem Bürgerkrieg. Ihre unermüdliche Arbeit hat die Notlage der indigenen Gemeinschaften Guatemalas international bekannt gemacht. Sie ist zu einem globalen Symbol für die Widerstandsfähigkeit indigener Völker und zu einer mächtigen Stimme für soziale Gerechtigkeit geworden.






"Lesenswert vor allem, weil da jemand, als Indianerin, als Frau, als Arme dreifach verdammt, den Mut hatte und die Kraft, nachzudenken, Widerstand zu leisten, durchzuhalten, Ich zu sagen: 'Und so erwachte in mir das Bewußtsein.'" (Erich Hackl in: Die Zeit)
In 13 kleinen Kapiteln lässt Rigoberta Menchú Szenen ihrer Kindheit vorüberziehen. Wir sehen ihr Heimatdorf Chimel in den Tagen, als Rigoberta noch Li M’in gerufen wurde. Li M’in bedeutet „Sonntag“ und die Bilder, die sie erinnert, sind voller Harmonie und Heiterkeit. Sie spiegeln einen Alltag, der durchdrungen ist von der Weisheit der tausendjährigen Maya-Kultur. Die Menschen von Chimel sehen jedes Ding – Steine, Pflanzen, Tiere - belebt von einem eigenen Geist, dem sie ihren Respekt entgegenbringen. So leben sie im Einklang mit der grandiosen Natur, die sie umgibt. Li M’in war ein glückliches Kind, Chimel das Paradies. Erst als die Honigbienen eines Tages aus ihren Stöcken fliehen und nicht zurückkommen, klingt ganz leise eine düstere Ahnung an. Rigoberta Menchú lässt es bei diesen Andeutungen und offenbart ihre Kindheit als die Quelle ihrer besonderen Kraft und Lebensfreude. Barbara Steinitz greift mit ihren Tuschezeichnungen die einzigartige Atmosphäre des bäuerlichen Lebens in Guatemala auf.
Porto Alegre, nel Sud del Brasile, è ormai diventato il punto di incontro per tutte le persone impegnate, a vario titolo, a fronteggiare e sanare le profonde ferite sociali inferte dalla nuova economia globalizzata. Lì Gianni Minà ha incontrato molti rappresentanti del vasto e composito movimento "no global" e, intervistandoli, ha cercato di fare il punto della situazione sulle questioni più urgenti e gravi, dalla mancanza d'acqua per miliardi di persone alla tragedia delle vittime di guerra.
La storia del mondo in una favola maya
Milano, 132 pagine, alcune illustrazioni nel testo.
The Nobel Peace Price winner tells her own story and that of many Guatemalans; the dreams and nightmares of the people and their land. This is the Mayans' story, how they were devastated by the mercenaries and betrayed by the politicians.
„Min” è un bel nome. Non è educato dirlo, ma mi piace il mio nome. „Min” nella nostra lingua è un modo per dire „domenica” – è un giorno sereno e tranquillo, è il giorno della settimana in cui si celebra il sacro. Se hai un nome del genere, significa il meglio della vita: sole, libertà dal lavoro, cielo blu, giocare tutto il giorno, un grande pranzo in paese, nessuna preoccupazione. La domenica è il giorno del sole, gioioso, giocoso. Così dovrebbe essere la mia vera natura... Provo una grande gioia nella vita. Rido molto, faccio molte battute, racconto aneddoti, sono ottimista e credo che il bene possa vincere il male. Infatti, mi chiamo Li Min. Quando la piccola Min è cresciuta, è diventata Rigoberta Menchú – una sostenitrice dei diritti degli indigeni e dei diritti umani del Guatemala, premiata con il Premio Nobel per la Pace nel 1992. Ricordando la sua infanzia, ha scritto insieme all'amico scrittore e connazionale Dante Liano questo toccante libro, in cui si incontrano il sentimento di vita degli indigeni, le storie degli antenati e le saggezze ben custodite, la fede nel bene e un mondo in cui ognuno ha bisogno di essere se stesso.
Pour la première fois dans l'histoire du Centroamérica, une femme indienne prend la parole pour dénoncer les persécutions et les humiliations séculaires de son peuple, mais aussi pour révéler avec grande intensité la vie matérielle et la culture ancestrale des derniers descendants des Mayas. Les pages de ce livre conservent le charme sinueux du récit oral, car la voix de Rigoberta, Prix Nobel de la paix en 1992, passe de l'autobiographie au mythe, de la mémoire collective à la dénonciation politique, du rite religieux à la révélation des fondements matériels et culturels du peuple quiché.