Schön wie der Tod
- 315 Seiten
- 12 Lesestunden
Dieser Autor verbindet meisterhaft journalistisches Können mit der Kunst, fesselnde Kriminalgeschichten zu schreiben. Seine Werke, beeinflusst von Erfahrungen als Kriegsberichterstatter, tauchen in die dunkleren Seiten der menschlichen Natur ein. Mit einem scharfen Blick für Details und psychologischer Tiefe erschafft er Charaktere, die den Leser in komplexe Mysterien hineinziehen. Sein Stil ist direkt und wirkungsvoll und spiegelt seine umfassende praktische Erfahrung wider.




Alvaro Gerace è un eroe della polizia ormai allo sbando. Non ha mai abbandonato formalmente le forze dell'ordine ma trascorre le sue giornate come un barbone, seduto solo in un parco di Bologna, attaccato alla bottiglia. Un giorno però Luca Rambaldi, un vecchio amico giornalista, si presenta da lui per chiedere aiuto. Luca sta indagando sulla scomparsa di Livia, una giovane collega inviata nel Kosovo del dopoguerra. Secondo le indagini ufficiali delle forze Nato, la ragazza sarebbe morta in un incidente stradale, ma in Italia è tornata solo una bara sigillata, che nemmeno la famiglia ha potuto aprire. Convinto da Luca, Alvaro parte allora per la Macedonia e scopre che Livia intendeva fare luce su alcuni omicidi di giovani ragazze...
I servizi di Stefano Tura, inviato della RAI in Afghanistan, hanno portato nelle nostre case un'informazione coraggiosa e indipendente, spesso in contrasto con quella fornita dai media. Il diario di un mese di guerra arricchisce la sua esperienza di inviato, raccontando per la prima volta in Italia le drammatiche settimane del conflitto con la profondità che solo un libro può offrire. Tura si distacca dal ruolo di cronista per diventare testimone delle umiliazioni dei profughi, della paura delle donne sotto al burka e della disperazione dei bambini colpiti da bombardamenti errati. Offre una visione diretta del popolo afghano, spesso trascurato dai media, e mette in luce le manipolazioni dell'informazione ufficiale, pur riconoscendo il coraggio di molti reporter. È anche testimone dell'omicidio della giornalista Maria Grazia Cutuli, contribuendo alla sua identificazione. Racconta la caduta dei talebani a Kandahar, le bugie sulla loro resa, i bombardamenti indiscriminati e il doppio gioco del Pakistan. Attraverso storie di solidarietà e omertà, Tura esplora le tensioni tra le tribù dell'Alleanza del Nord e i primi giorni di Kandahar liberata, offrendo un resoconto diretto e indipendente della guerra, tra informazione ufficiale e controinformazione.
Stefano Tura ritorna con un thriller mozzafiato dal ritmo e dalla tensione ancora più forti rispetto al suo fortunato romanzo d'esordio. Il cadavere di una giovane donna, incatenata e seviziata in una torre della campagna toscana tra Arezzo e Cortona, viene casualmente scoperto dall'ispettore Alvaro Gerace, che trascorreva le vacanze da quelle parti. Uno dei protagonisti de Il killer delle ballerine, il precedente romanzo dell'autore, si ritrova così, suo malgrado, a indagare sul delitto, insieme a Meri D'Angelo, tenace e affascinante ispettrice della squadra mobile di Arezzo. Ma nel frattempo, a Bologna, il corpo mutilato e sfigurato di una donna viene rinvenuto in un cassonetto della spazzatura. Esiste un collegamento tra i due efferati delitti? Un nuovo serial killer è tornato a colpire? Il ritrovamento di un terzo cadavere di donna non lascerà più dubbi. Nelle pieghe segrete di una Bologna umida e pericolosa, Gerace non potrà fare altro che mettersi in gioco e accettare la sfida: ma sarà una lotta contro il tempo e contro un killer disumano che sembra impossibile fermare. Fino allo scioglimento di una verità inimmaginabile.