Die Wahrheiten des G. G. Belli
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Giuseppe Gioachino Belli war ein italienischer Dichter, berühmt für seine Sonette in Romanesco, dem Dialekt Roms. Sein Werk fängt das Leben und die Kultur der Stadt mit einzigartigem Humor und Schärfe ein. Bellis Verwendung des Dialekts verleiht seiner Poesie eine authentische und unmittelbare Stimme.






I sonetti senza tempo di G. G. Belli su malattia, medici, ospedali, pazienti e sanità
"Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma": così scriveva Giuseppe Gioachino Belli nell'introduzione ai propri 2279 sonetti romaneschi. composti in uno stato di isolamento, anzi di vera e propria clandestinità, e pubblicati postumi, i sonetti belliniani rappresentano sia la memoria della civiltà e della storia di Roma, sia una straordinaria metafora, comica e tragica, dell'esistenza. Questa edizione integrale del sommo capolavoro romanesco riproduce con rigore filologico il testo e le note dell'autore. Il curatore ha corredato l'opera di un'ampia introduzione e ha annotato e commentato ciascun sonetto con puntuali riferimenti storici e critici, e con frequenti rimandi alle fonti culturali e letterarie del poeta.
L'ampia e ragionata scelta dei sonetti romaneschi del Belli - che con Carlo Porta è il maggior autore di versi in vernacolo della nostra letteratura mette in luce la straordinaria varietà di temi e di registri della sua poesia, grazie anche alla sensibilità del curatore, Giorgio Vigolo, poeta a sua volta.
Nei Sonetti l'arte di Giuseppe Gioachino Belli raggiunge vertici di altissima poesia tragica e grottesca. L'autore dipinge un drammatico e dissacratorio affresco della Roma del suo tempo: la satira belliana colpisce sia i detentori del potere e dei privilegi - il clero e la nobiltà corrotti e prepotenti, il loro malgoverno -, sia la plebe rozza, vittima della sopraffazione dei ricchi, cui è vietata ogni speranza di miglioramento. Vengono qui presentati cinquecento sonetti, scelti fra gli oltre duemila che Belli scrisse in romanesco, corredati dall'importante commento di Giorgio Vigolo, che ha segnato una svolta storica negli studi sul grande poeta.