Das Leben des Antonio Gramsci
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Il "partito dei rosso-mori": così un industriale minerario continentale in Sardegna, finanziatore dei primi fasci isolani, stigmatizzava il neonato Partito Sardo d'Azione, fondendo simboli (la bandiera sarda con i quattro mori) e propensioni socialiste. Il "Cavaliere" di quel movimento, sorto dai reduci sardi della prima guerra mondiale, è Emilio Lussu (Armungia 1890 - Roma 1975), cavaliere non certo per blasone o finta patente di eccellenza ma per dignità e destrezza intellettuale che, se hanno radici nei valori della libera repubblica montanara di Armungia, finiranno per illuminare un secolo di battaglie politiche e culturali, decenni di complesse implicazioni fra storia sarda e italiana. Anche per questo, l'opera di Giuseppe Fiori ha la cifra delle migliori opere biografiche: un discorso di grande presa narrativa, su un fondo di rigore storiografico, racconta un'epoca attraverso la vita di uno dei maggiori protagonisti. Dal fronte della Grande Guerra, alla fondazione del Psd'A, alla lotta antifascista, il confino, l'esilio, fino ad arrivare all'Italia da ricostruire dopo la seconda guerra, alla Sardegna autonomistica.
La narrazione di Fiori ha la cadenza del racconto e narra i tormenti privati, la formazione intellettuale, le strenue battaglie di Ernesto Rossi la cui militanza si intreccia con cinquant'anni di storia italiana. Vita privata e vita pubblica sono entrambe intense e drammatiche: le tragedie familiari, le gravi ferite subite in guerra, le oscillazioni politiche del primo dopoguerra, la confidenza con Mussolini, poi l'incontro con Salvemini e la svolta che lo porta nella cospirazione antifascista con i fratelli Rosselli e Calamandrei. Studioso di economia liberale, si rivela un manager straordinario nella gestione degli aiuti del Piano Marshall e stimola la diffusione delle piccole e medie imprese.
A vent'anni dalla morte, un ritratto vivace e appassionato di un protagonista indimenticabile della vita politica italiana: una stagione densa di avvenimenti nelle pagine di un giornalista che è anche un vero narratore. Giuseppe Fiori (1923-2003) è stato vicedirettore del Tg2 e direttore di "Paese Sera" oltre che senatore della Sinistra Indipendente.
Con il metodo dello storico, Giuseppe Fiori ha ricostruito gli snodi fondamentali della carriera imprenditoriale di Silvio Berlusconi, ora clamorosi ora controversi: dagli esordi nell'edilizia alla complessa struttura finanziaria della holding, dalla prima televisione via cavo alla legge Mammì, dall'incursione francese con la Cinq alla scalata della Mondadori. Senza trascurare episodi che illuminano la sua personalità e ne caratterizzano il comportamento: cercando continuità e svolte, Fiori scava nell'adesione alla P2 e nel rapporto con Craxi, ma anche nell'avventura sportiva come presidente del Milan.
Un bambino pastore sui monti di Sardegna, il padre amato lontano e perduto, tradito da una falsa lettera d'accusa. Il ragazzo sa e cresce, educato dal nonno all'osservanza di un codice primitivo. In un giro di vite implacabile, quel codice lo porta a scegliere di essere bandito. Un ritmo che mozza il respiro, un romanzo secco e nervoso che è insieme azione, western, struggente storia d'amore. Con la Sardegna bella com'era, intatta e scabra, tra nebbie e squarci altissimi di azzurro, mentre sopra suoni di greggi e raffiche di mitra trascorrono gli elicotteri dell'antimalaria, e sui casolari e i paesi del dopoguerra si accende il miracolo dell'energia elettrica. Ciò che Fiori racconta, dietro le scene indimenticabili di vita da bandito, è anche la tragedia di un ragazzo qualunque e della sua energia vitale volta al bene e sprecata, distrutta: e proprio la scrittura è la cifra, ambigua e chiarissima, di questo dramma.