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“ Un bambino è curioso. Fa molte domande e si aspetta risposte precise e convincenti.Non bariamo con le domande di un bambino. Mentre mi accompagnava a una protestacontro un disegno di legge sull’immigrazione, mia figlia mi ha chiesto del razzismo.Abbiamo parlato molto. I bambini sono in una posizione migliore di chiunque altro per capire che non nasciamo razzisti ma a volte lo diventiamo. Questo libro, che cerca di rispondere alle domande di mia figlia, è per i bambini che non hanno ancora pregiudizi e vogliono capire meglio la realtà. Per quanto riguarda gli adulti che lo leggeranno, spero che li aiuti a rispondere alle domande, più imbarazzanti di quanto pensano, dei propri figli.” Tahar Ben Jelloun
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Il razzismo spiegato a mia figlia, Tahar Ben Jelloun
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 1999
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- Sprache
- Italienisch
- Autor*innen
- Tahar Ben Jelloun
- Erscheinungsdatum
- 1999
- ISBN10
- 8893445646
- ISBN13
- 9788893445641
- Reihe
- Schlagwörter
- Sachbücher, Sozialwissenschaften, Wahre Geschichten, Philosophisches Thema, Religiöse Themen, Politik, Frankreich, Meinungsjournalismus, Schule, Gesellschaft, Afrika, Rasse, Rassismus, Vater, Töchter, Kolonialismus, Diskriminierung, Völkermord, Marokkanische Literatur
- Erstveröffentlichung
- 1998
- Originaltitel
- Le Racisme expliqué à ma fille
- Bewertung
- 3,75 von 5 Sternen
- Beschreibung
- “ Un bambino è curioso. Fa molte domande e si aspetta risposte precise e convincenti.Non bariamo con le domande di un bambino. Mentre mi accompagnava a una protestacontro un disegno di legge sull’immigrazione, mia figlia mi ha chiesto del razzismo.Abbiamo parlato molto. I bambini sono in una posizione migliore di chiunque altro per capire che non nasciamo razzisti ma a volte lo diventiamo. Questo libro, che cerca di rispondere alle domande di mia figlia, è per i bambini che non hanno ancora pregiudizi e vogliono capire meglio la realtà. Per quanto riguarda gli adulti che lo leggeranno, spero che li aiuti a rispondere alle domande, più imbarazzanti di quanto pensano, dei propri figli.” Tahar Ben Jelloun








