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- 1017 Seiten
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L’America è un continente inferiore? Questa era la convinzione di Hegel, che cercava di semplificare la complessità del mondo. Tuttavia, l’idea non era nuova; il libro esplora le sue radici nel Settecento, con il naturalista Buffon, che per primo attribuì una dimensione scientifica all’idea di immaturità dell’ambiente e degli animali americani. L’abate de Pauw estese questa condanna agli indigeni, considerati fiacchi e impotenti, senza mai aver visitato il Nuovo Mondo. Tale «calunnia» suscitò reazioni vivaci da parte degli apologeti del Buon Selvaggio, dei Gesuiti espulsi dalle colonie iberiche e dei padri fondatori degli Stati Uniti. Al contrario, storici e filosofi come Robertson, Kant e Hegel accolsero la visione negativa di Buffon e De Pauw. Con eleganza e ironia, l’autore segue le tracce di queste polemiche nella poesia del primo Ottocento (Keats, Goethe, Lenau, Leopardi), nel pensiero di naturalisti e scienziati (Humboldt, Darwin), e nelle riflessioni di filosofi della storia (Herder, de Maistre, Comte), così come nei resoconti di viaggiatori (Trollope, Dickens) e nelle risposte dei grandi scrittori americani (Emerson, Thoreau, Melville, Whitman), fino ai giorni nostri. Con questo lavoro, l’autore dimostra quanto possa essere avventurosa e ricca di implicazioni la storia delle idee.
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La disputa del Nuovo Mondo, Antonello Gerbi, Antonio Melis
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 2000
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- (Paperback),
- Buchzustand
- Gebraucht - Gut
- Preis
- € 7,99
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- Titel
- La disputa del Nuovo Mondo
- Untertitel
- Storia di una polemica [1750-1900]
- Sprache
- Italienisch
- Autor*innen
- Antonello Gerbi, Antonio Melis
- Verlag
- Adelphi
- Erscheinungsdatum
- 2000
- Einband
- Paperback
- Seitenzahl
- 1017
- ISBN10
- 8845915239
- ISBN13
- 9788845915239
- Reihe
- Schlagwörter
- Bewertung
- 4,2 von 5 Sternen
- Beschreibung
- L’America è un continente inferiore? Questa era la convinzione di Hegel, che cercava di semplificare la complessità del mondo. Tuttavia, l’idea non era nuova; il libro esplora le sue radici nel Settecento, con il naturalista Buffon, che per primo attribuì una dimensione scientifica all’idea di immaturità dell’ambiente e degli animali americani. L’abate de Pauw estese questa condanna agli indigeni, considerati fiacchi e impotenti, senza mai aver visitato il Nuovo Mondo. Tale «calunnia» suscitò reazioni vivaci da parte degli apologeti del Buon Selvaggio, dei Gesuiti espulsi dalle colonie iberiche e dei padri fondatori degli Stati Uniti. Al contrario, storici e filosofi come Robertson, Kant e Hegel accolsero la visione negativa di Buffon e De Pauw. Con eleganza e ironia, l’autore segue le tracce di queste polemiche nella poesia del primo Ottocento (Keats, Goethe, Lenau, Leopardi), nel pensiero di naturalisti e scienziati (Humboldt, Darwin), e nelle riflessioni di filosofi della storia (Herder, de Maistre, Comte), così come nei resoconti di viaggiatori (Trollope, Dickens) e nelle risposte dei grandi scrittori americani (Emerson, Thoreau, Melville, Whitman), fino ai giorni nostri. Con questo lavoro, l’autore dimostra quanto possa essere avventurosa e ricca di implicazioni la storia delle idee.


