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Tommaso Landolfi

    9. August 1908 – 8. Juli 1979

    Tommaso Landolfi war ein italienischer Autor, dessen groteske Erzählungen und Romane die Grenzen zwischen spekulativer Fiktion, Science-Fiction und Realismus verwischen. Seine Werke nehmen eine einzigartige und unorthodoxe Position unter den italienischen Schriftstellern ein, gekennzeichnet durch eine ungewöhnliche Vorstellungskraft und eine Erkundung des Unheimlichen. Landolfis Stil zeichnet sich durch seine dunkle Ironie und ein tiefes Interesse an den Absurditäten der menschlichen Existenz aus. Seine einzigartige literarische Stimme findet Anklang bei Lesern, die kühne und unkonventionelle Erzählungen schätzen.

    Tommaso Landolfi
    Erzählungen
    Der Mondstein
    Cancroregina
    Rien va
    Herbsterzählung
    Cancro Regina
    • Cancro Regina

      • 119 Seiten
      • 5 Lesestunden

      Tommaso Landolfi, ein Mesiter der phantastischen Kurzgeschichte.

      Cancro Regina
      4,0
    • Fiktion. Während des Zweiten Weltkriegs angesiedelt, erzählt der Roman von einem Outlaw, der in einem seltsamen Berganwesen Zuflucht sucht, das von einem älteren Adligen und seinen zwei wilden Wolfshunden bewohnt wird. Die Neugier des Renegaten wird geweckt, als er ein Gemälde einer verführerischen Frau aus der Jahrhundertwende sieht und nachts ein 'schwaches Atmen' in seinem Zimmer sowie verdächtige, leichte Schritte auf einer Treppe hört. Trotz der Wünsche seines Gastgebers erkundet er, was er als geisterhafte Präsenz im Anwesen wahrnimmt. Diese fesselnde Erzählung bietet zahlreiche Überraschungen, mit durchdringend alptraumhaften Bildern und intensiven, einsamen Charakteren, die von privaten Leidenschaften und Obsessionen gequält werden. Landolfi (1908-79) beschwört meisterhaft die Stimmung, indem er die Sinne anspricht: 'Es war mittlerweile tief in der Nacht; ein steifer, nasser Wind hatte eingesetzt und verstärkte das Unheil, das die Feuchtigkeit über mich gebracht hatte.... Rund um mich hörte ich die riesigen Bäume wütend knarren und rauschen.'

      Herbsterzählung
      4,0
    • Rien va

      • 287 Seiten
      • 11 Lesestunden

      «Rien va» ist der zweite Band der Tagebücher Landolfis nach «LA BIERE DU PECHEUR». Die Niederschrift dieses über zwei Jahre geführten Tagebuchs scheint ausgelöst durch den Schock, den die Geburt seiner Tochter in dem fast Fünfzigjährigen auslöste. Der kleine Körper der Neugeborenen erinnert ihn an den schrecklichen kleinen Körper seiner gerade verstorbenen Tante. Vor beiden verspürte er Angst: «Um mich zitterte ich, denn innerhalb kurzer Zeit werde ich denselben Weg zu gehen gezwungen sein, und ich bin darauf in keiner Weise vorbereitet.» Leben und Tod werden, wie im sprachspielerischen (grammatikalisch bewußt falsch gewählten) Titel, miteinander verschränkt. Rien va setzt der spielbesessene Autor gegen den Schicksalssatz des Croupiers, den er im Casino von San Remo sein Leben lang hörte. Die Landolfischen Themen, Todesbesessenheit und Spielleidenschaft, Liebesunfähigkeit und die zentrale Abscheu vor der Realität, die Todsünde der «Acedia», des Überdrusses, färben den Horizont dieser Reflexionen dunkel. Aber immer wieder hellt ihn das «erworbene» Gefühl der Vaterschaft auf, das in unaufhebbarem Widerstreit liegt zu seiner Misanthropie. Mit «Rien va» wird die siebenbändige deutsche Werkausgabe Tommaso Landolfis abgeschlossen.

      Rien va
      4,0
    • Tommaso Landolfi, ein Mesiter der phantastischen Kurzgeschichte.

      Cancroregina
    • Tommaso Landolfi, Italy's most extraordinarily idiosyncratic storyteller, has been compared to Kafka, Joyce, Borges, and Poe; his fictions are a striking blend of fact and fantasy, the disturbing and the playful. This collection of twenty-four stories is unpredictable, funny, bizarre, and, especially, imaginative: a writer innocently brushes his teeth and out spill dozens of mutinous words, demanding new meanings; a man pursues a perverse fantasy inspired by the sight of a woman's breast; a struggling poet discovers, to his horror, that he has been composing in a nonexistent language. Sharply observed details, startling whimsy, and a subtle seriousness inform these tales that test the boundaries of language and invite us to view existence in a different light.

      Words in Commotion and Other Stories
      3,6
    • Nel 1982, muovendo dalla constatazione che Landolfi ebbe in sommo grado «la dote di catturare l’attenzione e la meraviglia del lettore» ma accompagnata da una «fama d’impraticabilità e stranezza», Italo Calvino si cimentò nell’ardua impresa di allestire un invito alla lettura sotto forma di antologia. Dopo aver setacciato le raccolte pubblicate da Landolfi nell’arco di oltre quarant’anni, Calvino scelse da ultimo cinquantatré testi. Organizzati in sette sezioni che corrispondono ad altrettanti luminosi spunti critici – «Racconti fantastici», «Racconti ossessivi», «Racconti dell’orrido», «Tra autobiografia e invenzione», «L’amore e il nulla», «Piccoli trattati», «Le parole e lo scrivere» –, essi consentono di cogliere in tutte le sue rifrazioni un’opera sconcertante. E soprattutto di cogliere il vero Landolfi, quello che «sperpera le sue puntate d’un colpo o le ritira bruscamente dal tavolo col gesto allucinato del giocatore».

      Le più belle pagine scelte da Italo Calvino
      4,7
    • Děj se odehrává na konci druhé světové války a prolíná se v něm tvrdá realita válečné doby s pohádkovým tajemnem: voják nachází úkryt v domě, který se mu zdá na první pohled opuštěný, ale postupně zjišťuje, že tajné komnaty skrývají pečlivě střežené tajemství. Předmluvu k prvnímu vydání napsal Carlo Bo a o Landolfim zde říká, že je „samotář, jeden z těch, kdo žijí na ostrově a čas od času svěřují moři malá poselství, jakási napůl výsměšná a napůl zoufalá divertimenta…“

      Podzimní příběh
      3,0
    • Il naso. Il ritratto

      • 256 Seiten
      • 9 Lesestunden

      Testo originale a fronte. Due novelle, tra quelle raccolte sotto il titolo tradizionale (non d'autore) di "Racconti di Pietroburgo", dominate dalla medesima atmosfera enigmatica, inquietante. Nella gelida città della Nevà e delle Prospettive, Gogol' sviluppa i motivi che gli sono cari: il mistero del rapporto tra anima e corpo, l'influenza (autentica? immaginaria?) di forze sovrannaturali sul mondo reale, sulla sfilata dei suoi indimenticabili personaggi "cinerei", "gente che col suo vestito, colla sua faccia, coi suoi capelli e coi suoi occhi ha un aspetto come appannato,... come che non sia una giornata di tempesta né di sole ma semplicemente così, né l'una cosa né l'altra". Racconti che, nel corso del secolo e mezzo che ci separa dalla loro composizione, sono stati in vario modo interpretati, secondo dettami di ordine onirico, demonologico, fantastico o meramente sociologico e culturale: purché sempre e comunque si chini il capo dinanzi all'altissima arte gogoliana, al suo procedere per "simboli", per categorie eterne. Così il sussiegoso Kovaljov, che perde il naso, e lo sfortunato Certkov, del quale è invece l'anima a perdersi, frange sfilacciate nella più vasta visione della condizione umana, spaventose testimonianze d'un incolmabile baratro sentimentale e psicologico.

      Il naso. Il ritratto
      4,1
    • Il viaggiatore incantato

      • 194 Seiten
      • 7 Lesestunden

      «L’esperienza che passa di bocca in bocca è la fonte a cui hanno attinto tutti i narratori», scrisse Walter Benjamin. La voce che sentiamo è quella di un «viaggiatore incantato» che racconta le sue avventure su un battello nel lago Ladoga. Questo narratore, descritto come un uomo di grande statura con un viso aperto, vive esperienze sorprendenti e improbabili che gli capitano senza cercarle. La morte lo sfiora più volte, ma lo respinge, mentre la vita sembra seguirne un disegno misterioso, noto solo alla madre defunta che lo aveva promesso a Dio. Le storie di quest’uomo, che ha «molto veduto», sono infinite e non pretendono di avere risposte. Le sue parole si stagliano su uno sfondo dorato della vecchia Rus’ di Kiev, mentre i racconti si popolano di vagabondi, prostitute, padroni, mercanti e nobili, tra cui la zingara Gruša, simile a «una serpe lucente». Leskov, lontano dalle teorie, trasmette una dispersione di casi che evoca un azzardo teologico, richiamando l’idea di salvezza per tutti, anche per i suicidi. La storia di un seminarista suicida introduce questo corteo di narrazioni. Landolfi tradusse l’opera tra il 1962 e il 1963, raggiungendo un risultato magistrale: il tono dell’oralità permea il testo, rendendolo un unico respiro. L’opera originale è del 1873, mentre la traduzione apparve nel 1967.

      Il viaggiatore incantato
      3,5
    • Questo libro, pubblicato da Landolfi nel 1954, contiene alcuni fra i suoi più celebrati racconti fantastici, come La moglie di Gogol’ o Lettere dalla provincia. Ma, con somma sprezzatura, Landolfi ha mescolato queste formidabili, e insieme esilaranti e sinistre invenzioni narrative, a una serie di schizzi, per lo più riferiti alla sua giovinezza ipocondriaca e vissuta col diverso passo di una formidabile e straniante intelligenza. Chiude il libro la sezione intitolata «Commiato», una sequenza di miniature dove la prosa raggiunge d’improvviso un lucore madreperlaceo, mallarmeano («Parole sorgevano, s’incarnavano e lentamente tramontavano, sull’equoreo orizzonte, contro il cielo perso»). Una forma così sconcertante può essere ricondotta, come indicò Calvino, al gesto di chi «sperpera le sue puntate d’un colpo o le ritira bruscamente dal tavolo col gesto allucinato del giocatore». Al tempo stesso, al lettore di oggi potrà presentarsi il legittimo sospetto che sia proprio tale composizione frastagliata e caparbiamente sconnessa a far sì che risalti sempre sulla pagina, con inquietante nettezza, il timbro inconfondibile di Landolfi, la sua superba malinconia, la vocazione a corteggiare, sotto ogni aspetto, «la fumosa stella del naufragio».

      Ombre