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- 255 Seiten
- 9 Lesestunden
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«Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non avere niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con il lettore.» «L'invisibile rivoluzione conformistica di cui Pasolini parlava con tanto accanimento e sofferenza dal 1973 al 1975, non era affatto un fenomeno invisibile. Chi ricorda anche vagamente le polemiche giornalistiche di allora, a rileggere questi Scritti corsari può restare sbalordito. Il fatto è che per Pasolini i concetti sociologici e politici diventavano evidenze fisiche, miti e storie della fine del mondo. Finalmente, così, Pasolini trovava il modo di esprimere, di rappresentare e drammatizzare teoricamente e politicamente le sue angosce… di parlare in pubblico del destino presente e futuro della società italiana, della sua classe dirigente, della fine irreversibile e violenta di una storia secolare.» (dalla Prefazione di Alfonso Berardinelli)
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Scritti corsari, Alfonso Berardinelli, Pier Paolo Pasolini
- Sprache
- Erscheinungsdatum
- 2008
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- (Paperback)
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- Titel
- Scritti corsari
- Autor*innen
- Alfonso Berardinelli, Pier Paolo Pasolini
- Verlag
- Garzanti
- Erscheinungsdatum
- 2008
- Einband
- Paperback
- Seitenzahl
- 255
- ISBN10
- 8811697050
- ISBN13
- 9788811697053
- Reihe
- Schlagwörter
- Sachbücher, Sozialwissenschaften, Wahre Geschichten, Politikwissenschaft, Philosophisches Thema, Politik, Meinungsjournalismus, Südeuropa, Italien, Italienische Literatur
- Originaltitel
- Scritti corsari
- Bewertung
- 4,1 von 5 Sternen
- Beschreibung
- «Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non avere niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con il lettore.» «L'invisibile rivoluzione conformistica di cui Pasolini parlava con tanto accanimento e sofferenza dal 1973 al 1975, non era affatto un fenomeno invisibile. Chi ricorda anche vagamente le polemiche giornalistiche di allora, a rileggere questi Scritti corsari può restare sbalordito. Il fatto è che per Pasolini i concetti sociologici e politici diventavano evidenze fisiche, miti e storie della fine del mondo. Finalmente, così, Pasolini trovava il modo di esprimere, di rappresentare e drammatizzare teoricamente e politicamente le sue angosce… di parlare in pubblico del destino presente e futuro della società italiana, della sua classe dirigente, della fine irreversibile e violenta di una storia secolare.» (dalla Prefazione di Alfonso Berardinelli)


